La première mondiale del 19 marzo di The Boys a Roma non è stata soltanto un evento promozionale, ma un vero e proprio riconoscimento internazionale del peso culturale e mediatico raggiunto dalla serie. La scelta della Capitale come palcoscenico globale per l’ultima stagione ha trasformato l’anteprima in un momento di straordinario prestigio, capace di riunire il cast originale, il creatore Eric Kripke, tutto il team di doppiatori italiani e una folla di fan accorsi da tutto il mondo. Un momento che testimonia non solo il successo planetario del prodotto, ma anche il valore del doppiaggio italiano, capace di imporsi all’attenzione dello stesso team creativo originale. Tra emozione personale e riconoscimento professionale, la première romana si conferma così come un crocevia simbolico tra industria globale e talento locale.
In un contesto di straordinario prestigio, si inserisce la presenza del doppiatore Raffaele Carpentieri, voce italiana di Frenchie (il “tuttofare” della squadra dei boys), che ha avuto l’opportunità rara di incontrare dal vivo l’attore Tomer Capone, protagonista della serie. Un momento raro nel mondo del doppiaggio: incontrare, dopo cinque stagioni di lavoro, l’attore a cui ha dato voce, con passione e impegno.
Dalle parole di Carpentieri emerge con forza il valore di un percorso costruito nel tempo, iniziato nel 2019, quando la serie non aveva ancora rivelato la sua portata globale. Il suo approccio al personaggio di Frenchie – calibrato, mai caricaturale, costruito in equilibrio tra tecnica e istinto – gli ha permesso di creare una vera e propria “simbiosi” con l’attore originale, al punto da risultare irriconoscibile persino ad alcuni colleghi. Un lavoro che ha trovato conferma non solo nel consenso del pubblico, ma anche nella fiducia diretta della produzione.
Il momento dell’incontro alla première rappresenta il culmine emotivo di questo percorso: uno scambio autentico, fatto di sguardi, parole e riconoscimento reciproco. Il ringraziamento di Capone, le domande curiose di Kripke sul doppiaggio e sull’accento francese, e l’apprezzamento generale del cast testimoniano come il contributo italiano non sia stato marginale, ma parte integrante del successo della serie.
Nel racconto di Carpentieri, la première romana diventa così simbolo di qualcosa di più ampio: il riconoscimento internazionale del doppiaggio italiano e della sua capacità di dialogare alla pari con le produzioni originali. Un traguardo costruito con dedizione, studio e passione, che trova proprio in The Boys e nel suo successo planetario una delle sue espressioni più evidenti.
La nostra chiacchierata con Carpentieri – oltre a rappresentare il piacere di essere un rincontro giornalistico, una seconda intervista – si è concentrata non solo sui temi, realistici e quanto mai attuali, che la serie mette in luce, ma anche sulla narrazione emozionale del suo florido vissuto professionale.
-Prima di entrare nel merito della première, come sono state le dinamiche con le quali sei entrato in questa serie e l’emozione che ne è derivata?
Il primo turno che ho fatto per questa serie è stato nel 2019, prima del Covid. L’approccio col personaggio e con la serie in generale è stato molto positivo. Tomer Capone, che interpreta il personaggio che doppio, Frenchie, è un attore che parla con un accento francese. Insieme alla direttrice del doppiaggio Eleonora De Angelis, abbiamo deciso che il modo in cui avrei doppiato questo personaggio sarebbe stato volutamente misurato, senza caricarlo eccessivamente, perché altrimenti sarebbe bastato poco per scivolare nell’ispettore Clouseau. E’ stato difficile, ma non troppo, perché l’ho trovato subito nelle mie corde. Prime Video mi ha comunque confermato, perché poteva anche scegliere un doppiatore madrelingua francese, invece si è affidata completamente a me e questa è una cosa che mi ha fatto molto piacere. Ho avuto apprezzamenti anche da colleghi che, tra l’altro, non mi avevano riconosciuto su questo attore. Sicuramente i fan hanno apprezzato molto il mio doppiaggio: mi chiedono costantemente incontri quando vado a fiere o quando faccio interviste, anche live. Ci sono tanti fan che mi chiedono sempre di Frenchie. Tomer Capone è, secondo me, molto apprezzato e molto poliedrico. L’ho doppiato anche in un altro film in streaming su Prime Video: Slingshot. Mi fa molto piacere essere legato a questo attore. Spero di continuare anche in futuro, anche perché ormai lo conosco molto bene a livello recitativo.
-Mi è piaciuto moltissimo che hai detto che non ti riconoscono: è come se fossi entrato in simbiosi con quest’attore. Ti voglio chiedere: che rapporto hai con la mente di questo personaggio, Frenchie, e anche il rapporto interpersonale con il suo attore?
Il personaggio di Frenchie è uno dei più interessanti della serie, di tutta The Boys, di cui anche io sono diventato un fan. È una serie straordinaria, unica nel suo genere, perché parla di supereroi cattivi. Il mio personaggio fa parte dei Boys, cioè i ragazzi che vogliono combattere i supereroi in una società immaginaria in cui al potere c’è una sorta di Superman cattivo. È una serie avvincente e completamente diversa, perché ribalta il concetto di bene e male: il bene non è nei supereroi, ma in chi li combatte. Un capovolgimento totale dei ruoli. Frenchie è un po’ chimico, un po’ ingegnere, ma anche uno che prepara ordigni: il “tuttofare” della situazione. Allo stesso tempo è un ex assassino, uno che ha avuto molti problemi personali, uno che sembra aver vissuto mille vite in una. Ha un modo di porsi selvaggio, ma anche elegante, grazie a questo suo lato francese.
-Raffaele, come riesci a rendere mille personalità in un personaggio così articolato?
Io seguo quello che ha fatto lui in originale, ma cerco anche di mettere tutto me stesso, tutto quello che ho imparato come attore e doppiatore. A volte nasce una sorta di chimica: si riesce a cogliere delle corde in modo istintivo, ad aderire meglio ai suoi movimenti, ai suoi occhi. Quando poi l’ho conosciuto alla première, c’è stato un momento in cui ci siamo guardati e capiti. Mi ha anche ringraziato; è stato molto carino: abbiamo fatto foto, parlato, e mi ha detto che ho fatto un ottimo lavoro. Non è una cosa scontata. Ho conosciuto anche gli altri attori e il creatore della serie, Eric Kripke, che mi ha fatto domande sul doppiaggio. Era curioso di sapere se avessi mantenuto l’accento francese. Io gli ho risposto “oui” e lui si è messo a ridere: è stato un momento molto bello.
-È una scena che emoziona anche me a pensarci. Ti voglio chiedere: quali sono, secondo te, i messaggi sociali della serie?
Ci sono tanti temi. Il principale è la lotta tra bene e male, affrontata in modo realistico: non sempre vince il bene. Tuttavia emerge anche il valore dell’unione: persone apparentemente deboli riescono a combattere forze molto più grandi. È una serie che parla anche di amicizia, perdite e amore, ma in modo molto crudo. Proprio questa crudezza la rende reale, anche se è ambientata in un mondo alternativo.
-Secondo me è proprio questo il ruolo di un’opera di qualità. Rispetto a ciò che dicevi prima: quanto si può essere fan di una serie che si doppia?
Non sempre lo sono. Non tutte le serie in cui lavoro mi entrano dentro. The Boys sì, fin dal primo turno. All’inizio non si sapeva che avrebbe avuto questo successo planetario. Ancora piùemozionante è che questa première mondiale, ovvero quella dell’ultima stagione, sia stata organizzata a Roma. Inizialmente non doveva esserci l’attore di Frenchie, ma alla fine, a sorpresa, è sopraggiunto e io ero lì. È stato quindi un insieme di situazioni che hanno reso ancora più significativo l’incontro. Tuttavia non tutte le serie entrano nell’anima. Oltre a The Boys, posso fare l’esempio di Game of Thrones, che ho adorato, in cui ho doppiato Podrick: sono stato anche invitato a varie fiere perché è un personaggio molto amato dai fan. Sono rimasto legato anche a serie come The Originals, in cui ho doppiato Josh Rosza. Un’altra serie molto bella è quella in cui ho doppiato Tom Basden in After Life, di Ricky Gervais, disponibile su Netflix: un vero gioiello. Mentre la doppiavo ho deciso di seguirla. Poi ci sono film a cui sono affezionato, come Top GunMaverick, in cui ho doppiato Hangman (Glenn Powell), o tutta la saga di Sonic, in cui ho doppiato l’Agente Stone (Lee Majdoub). Alcuni lavori restano dentro più di altri, anche se li affronto tutti al massimo e con estrema professionalità..
-Come descriveresti l’emozione della première?
È stata un’emozione fortissima. Incontrare un attore che doppi da cinque stagioni, abbracciarlo e parlarci è qualcosa di raro. Quando l’ho visto avvicinarsi e ho avuto la possibilità di scattare delle foto con lui e parlargli, è stata un’emozione unica. Sono riuscito a trovare le parole giuste: l’ho ringraziato e gli ho detto in francese “mon cœur, ton coeur”, cioè “il mio cuore, il tuo cuore”. Questa è una parola che nella serie ripete sempre a Kimiko, un’altra attrice che ho conosciuto alla premiere. Abbiamo avuto anche un breve scambio: quando le ho detto che fossi il doppiatore di Frenchie, mi ha risposto “wow, incredibile!”. Questo mi ha fatto pensare che abbia apprezzato molto il mio lavoro. Probabilmente ha capito che ho messo molto cuore in questa serie, unendo in qualche modo la mia anima a quella dell’attore. È qualcosa di molto bello. Alcuni miei colleghi che doppiano un attore da decenni non hanno mai avuto questa opportunità. In questo senso mi considero anche fortunato. In generale è stato un momento unico.
-E riguardo questo respiro internazionale, essendo anche una serie di Amazon Prime, cosa ne pensi?
È molto importante. Il doppiaggio italiano è di altissimo valore da sempre, ma in questo caso si è visto chiaramente. La serie ha avuto un successo planetario e noi abbiamo dovuto essere all’altezza. All’inizio non si conosceva la portata del progetto, ma affrontiamo sempre ogni lavoro al meglio delle nostre capacità. Mi ha colpito il fatto che l’ideatore della serie, presente all’evento, insieme agli altri attori, fosse affascinato dal doppiaggio e mi abbia fatto diverse domande. Questo dimostra un interesse reale per il modo in cui abbiamo adattato il loro prodotto in Italia. Probabilmente sono stati informati della qualità del lavoro svolto, anche considerando i numeri molto alti della serie. È stato motivo di orgoglio riuscire a incuriosire anche loro, membri del cast originale. Il doppiaggio italiano è già molto conosciuto nel mondo, e i loro complimenti, dopo anni di lavoro, rappresentano una grande soddisfazione.
-Complimenti davvero. Ultima domanda: progetti attuali e futuri?
Attualmente è in onda la serie tv Love Story, su Disney+, che parla della storia del figlio di John Kennedy e Carolyn Bessette. È una serie diversa, più romantica e drammatica. Racconta una vicenda reale degli anni ’90, e io doppio proprio lui JFK JR. È una storia molto seguita che mi ha incuriosito soprattutto per comprendere le dinamiche della coppia e il peso del cognome Kennedy. Nonostante possa sembrare strano, proprio a causa del suo nome ha avuto una vita non semplice. In particolare, emerge anche un aspetto drammatico legato a Carolyn Bessette.
Da pochi giorni è terminata anche Segreti di famiglia, una serie a cui sono legato soprattutto per l’attore Kaan Urgancioglu, che doppio già da Endless Love. Con lui ho un bellissimo rapporto: ci sentiamo e ci scriviamo. Chissà, magari un giorno potremo incontrarci: sarebbe molto bello. Inoltre, probabilmente a breve inizierà il doppiaggio della terza stagione di Intervista col vampiro, dopo aver già lavorato alle prime due.
Infine, dal 1 aprile è al cinema Super Mario Galaxy, in cui ho potuto doppiare ancora una volta l’attore Glen Powell nei panni della volpe spaziale Fox McCloud, personaggio molto popolare dei giochi Nintendo.
-Ti ringrazio davvero tanto, Raffaele, e complimenti per tutto!
Grazie a te!
Francesco Boemio


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