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💃 Eva Bazzini Dalla vocazione infantile ai palcoscenici internazionali della salsa

 


La danza può iniziare come un gioco, ma in rari casi si trasforma presto in una vocazione professionale riconosciuta a livello internazionale. È il caso di Eva Bazzini, ballerina e coreografa italiana che negli anni ha costruito una carriera solida e competitiva nel panorama della salsa e delle danze caraibiche, distinguendosi in competizioni mondiali, festival di rilievo e contesti didattici altamente selettivi. Il suo percorso si è sviluppato attraverso risultati agonistici di primo piano, inviti come performer e insegnante in numerosi Paesi e un’attività continuativa di formazione che oggi la vede anche in ruoli di leadership nella didattica della danza.

Dalla formazione nella danza classica e moderna fino alla specializzazione nella salsa, disciplina che ha definito la sua identità artistica, Bazzini ha consolidato negli anni una reputazione professionale costruita su risultati competitivi, presenza scenica e attività internazionale. Per comprendere l’evoluzione di questo percorso, ripercorriamo con lei le tappe principali che ne hanno determinato l’affermazione nel settore.

Eva, quando ha iniziato a ballare e quando ha compreso che la danza sarebbe diventata la sua professione?

“Ho iniziato a ballare a tre anni, come molti bambini, seguendo corsi di danza classica e moderna. All’inizio era un’attività che mi faceva stare bene, ma senza una prospettiva professionale. Il cambiamento decisivo è arrivato intorno ai dieci anni, quando ho scoperto la salsa. Nella scuola dove studiavo erano stati avviati nuovi corsi e mia sorella, oggi anche mia partner artistica e lavorativa, aveva iniziato a praticarla e a partecipare alle prime competizioni. Vederla esibirsi mi ha spinta a entrare in quel mondo e, nel giro di poco tempo, ho iniziato anch’io a gareggiare. Già alla fine delle medie avevo maturato la convinzione che la danza sarebbe diventata il mio lavoro”.

Dal punto di vista professionale, quali tappe hanno segnato maggiormente la sua crescita artistica?

“Una delle prime esperienze determinanti è stata la partecipazione ai campionati mondiali IDO in età molto giovane, contesto altamente competitivo che mi ha permesso di confrontarmi con ballerini di livello internazionale. A quindici anni ho iniziato a gareggiare stabilmente in duo con mia sorella: la prima competizione è stata il Campionato Mondiale Pasos Libre in Spagna, una gara di rilievo internazionale senza divisioni di età. Il secondo posto alla nostra prima partecipazione e la vittoria ottenuta l’anno successivo hanno rappresentato un riconoscimento significativo e hanno portato alle prime proposte professionali in Italia e all’estero. Da quel momento ho iniziato a vivere la danza come una vera professione, conciliando studio, allenamenti e spettacoli con un ritmo molto intenso che mi ha formato sotto il profilo tecnico e disciplinare”.

Quanto ha inciso la collaborazione con sua sorella nel consolidamento della sua carriera?

“È stata determinante soprattutto nella fase iniziale. Mia sorella mi ha introdotta al contesto competitivo e mi ha trasmesso un approccio estremamente rigoroso al lavoro. Abbiamo costruito insieme un percorso artistico riconosciuto in ambito internazionale, ma nel tempo ho sentito l’esigenza di sviluppare anche una mia identità professionale autonoma. Oggi mi esibisco spesso come solista e vengo invitata come performer e insegnante in diversi contesti, pur continuando a collaborare con lei: considero questo equilibrio una naturale evoluzione del mio percorso”.

Cosa rappresenta oggi il palcoscenico nella sua attività professionale?

“Il palco resta il luogo in cui esprimo al massimo la mia identità artistica. Negli anni l’attività si è progressivamente spostata dalle competizioni agli show e agli eventi internazionali, ma il livello di responsabilità è cresciuto, perché ogni esibizione è il risultato di anni di lavoro e della reputazione costruita nel settore. La danza è diventata parte integrante della mia quotidianità professionale: allenamento, creazione coreografica e performance sono aspetti inscindibili del mio lavoro”.

La sua carriera l’ha portata a esibirsi e insegnare in numerosi Paesi. Che impatto ha avuto questa dimensione internazionale?

“Ha avuto un ruolo centrale nella mia crescita professionale. Ho lavorato, gareggiato e insegnato in contesti internazionali in Spagna, Francia, Bulgaria, Turchia, Russia, Panama, Cina, India e Kuwait, spesso su invito di organizzatori e festival specializzati nel settore della salsa e delle danze caraibiche. Ogni esperienza ha richiesto un alto livello di adattamento artistico e culturale, contribuendo ad ampliare la mia visione della danza come linguaggio universale. In Asia, ad esempio, ho tenuto workshop e spettacoli in Cina, mentre in Kuwait ho lavorato in un contesto fortemente regolamentato dal punto di vista culturale. Confrontarmi con pubblici e comunità di ballerini così diversi ha rafforzato la mia credibilità professionale e la mia capacità di insegnare e performare in contesti internazionali competitivi”.